Thomas Mann - una citazione -
Trovo da sempre che scrivere sia un'azione miracolosa, che ha del magico. Le parole che abbiamo in testa ci sono proprio persone che le sanno usare meglio di noi. Le nostre. Non serve nessuna particolare abilità tecnica nel mettere in fila una frase, quello è il bello. Impari a scrivere e subito dopo lo puoi fare anche tu. Però ci sono persone che hanno il talento di farlo in modo che colpisce, che tocca corde che ci appartengono ma che non sappiamo attivare da soli. Tralascio tutta la disanima estetica, filosofica, stilistica...
In una intervista a Stephen King che ho letto tempo fa il giornalista chiedeva quale fosse il modo di riconoscere uno scrittore. Lui disse "uno che scrive anche se non lo paghi". Certo questo non giustifica la differenza tra chi lo fa bene e chi invece imbratta carta, però come risposta mi è piaciuta perché lascia una possibilità a tutti. Ovviamente, come per tutte le forme artistiche, scrivere è fondamentalmente una questione di controllo. Inutile stare a spendere righe su questo concetto, preferisco fare un esempio. Quello che segue è un piccolo brano, tratto dal racconto di un grande scrittore, Thomas Mann. Il racconto si intitola Cane e padrone (Herr und hund) ed è lungo quasi cento pagine. Parla del suo cane. Quasi cento pagine per parlare di un bracco tedesco a pelo raso, neanche puro. E incanta leggerlo. Dentro Mann ci mette un'arte ed una finezza che ti fanno sentire... bene. Ho voluto regalarvi questa piccola citazione in quanto Mann non è molto letto in Italia ma perdersi certe cose è proprio un delitto, ditemi che ne pensate.
"Fa bene camminare così di buon mattino, coi sensi ringiovaniti e l’anima purificata dal bagno salutare della notte, dalla lunga sorsata d’acqua del Lete. Ti affacci con fede rinvigorita alla giornata che ti aspetta, ma beatamente ti attardi nel cominciarla, signore di un lasso di tempo straordinario, libero, non gravato da nulla, posto tra il sogno e la vita, premio concesso alla tua buona condotta. Ti esalta l’illusione di un’esistenza semplice, salda, senza divagazioni, contemplativa e concentrata, l’illusione di appartenere a te stesso; l’uomo infatti è incline a ritenere che il suo stato momentaneo, sereno o torbido, pacifico o passionale, sia quello vero, caratteristico e duraturo della sua vita, e soprattutto a elevare con la fantasia ogni felice ex tempore a una bella regola e ad una sicura consuetudine, mentre invece è in realtà condannato ad essere un eterno improvvisatore, a vivere moralmente alla giornata. Così come ora tu credi alla tua virtù e alla tua libertà, mentre respiri l’aria mattutina, e invece dovresti sapere, e in fondo sai benissimo, che il mondo ha pronte le sue reti per impigliarti e che probabilmente non più tardi di domattina rimarrai di nuovo a letto sino alle nove, perché sarai tornato a casa, eccitato, annebbiato e appassionatamente esilarato, alle due di notte… Non importa. Oggi sei l’uomo dell’alba e della sobrietà […]"
(Thomas Mann, Cane e padrone)