VUTQ: quello che scrivo
Tuesday, January 25, 2005
  Bisnonne e cinema [...] La mamma della nonna, invece, all’arrivo a Genova aveva avuto i suoi bei problemi. In effetti, venire così tanto a nord parlando solo il dialetto di Pontelagoscuro, provincia di Ferrara, e senza sapere né leggere né scrivere, non doveva essere una situazione né semplice né piacevole.
Dopo la guerra una delle grandi novità era rappresentata dal Cinema. A Sestri Ponente, dove abitavano bisnonni e nonni, avevano aperto una sala che proiettava film anche la mattina. La bisnonna si chiamava Celenia, qualcuno mi dica se sia possibile un nome più romantico. Di lei non mi è rimasto nulla, né foto né ricordi personale perché morì ben prima della mia nascita. Però mi è rimasta questa storia. Sembra che l’intera mia famiglia perda ereditariamente la memoria, Celenia era così, la figlia era così, ed io mi sento allo stesso modo, dimentico. Probabilmente il trasferimento nella nuova città era stato un grave colpo per Celenia e per i suoi ricordi vacillanti. Nulla di quanto conosceva era più dove sarebbe dovuto essere, e quando usciva per strada e parlava con le persone gli si rivolgeva in dialetto. Un dialetto che, sfortunatamente, non solo non era lo stesso del luogo in cui si trovava, ma che era anche del tutto inutile a comprendere la parlata locale con il quale le persone alle quali chiedeva le indicazione per la strada di casa si rivolgevano a lei.
Non ricordava e non parlava la lingua, e quindi qualcuno le aveva appuntato su tutti i vestiti un biglietto con l’indirizzo di casa e la preghiera di riportarla indietro se si fosse smarrita, un po’ come si fa con le agende.
La povera Celenia non ricordava nulla di nulla, se non un’unica strada, di sola andata, per il cinema. Ovviamente non volevano farla uscire da sola, ma lei di tanto in tanto riusciva a scappare. Scappava ed andava alla sala di proiezioni di Sestri. E poiché la memoria era quella che era, dopo la prima proiezione Celenia dimenticava il film appena visto, al quale assisteva di nuovo, con rinnovata gioia, spesso dalle dieci e mezza del mattino alle dieci e mezzo di sera. I miei conoscevano sia la maschera che il cinema, e quando Celenia riusciva a fuggire chiamavano il cinema, e la trovavano sempre. La maschera del cinema era una persona piuttosto anziana che faceva i biglietti per poi strapparli. La sera chiudeva lui, e se Celenia era ancora lì (ed in genere c’era), la prendeva sottobraccio e la riaccompagnava a casa fra le sue proteste ("ma no, proprio adesso che comincia!"). Era il mondo in cui i pensionati potevano stare tutto il giorno in un bar consumando solo una spuma, e non riesco a fare a meno di pensare con tenerezza a questi due vecchietti che sottobraccio se ne tornavano a casa, una senza sapere dove si stesse andando e l’altro che lo sapeva fin troppo bene. Una storia piccola così, l’unica memoria che ho di bisnonne e cinema.

 
Comments: Post a Comment

<< Home

ARCHIVES
January 2005 / February 2005 / March 2005 / April 2005 /


Powered by Blogger