VUTQ: quello che scrivo
Tuesday, January 18, 2005
  Baracconi Baracconi

I due ragazzi stavano sotto il grande helter skelter, vicino alla biglietteria, ma non sembravano intenzionati ad entrare. La ragazza doveva avere sedici anni, il ragazzo probabilmente uno o due di meno. Tutti e due indossavano pantaloni larghissimi, con il cavallo che arrivava al ginocchio, lei blu, lui di tessuto mimetico. Dai passanti delle cinture pensavano catene di metallo che facevano diversi giri infilandosi in una qualsiasi delle molte tasche dei pantaloni. Sopra lui aveva tre strati di magliette di colori diversi e sopra ancora un maglione larghissimo con degli spacchi strani. Lei due maglioni, larghissimi anche quelli. La ragazza aveva anche un piercing al labbro, un anello color acciaio collegato ad una catenella agganciata all’orecchino dell’orecchio destro. Lui non aveva piercing, e la cosa gli dava uno svantaggio nella discussione che stano portando avanti. Tutti e due avevano appeso al collo un medaglione grosso come un CD, con due teschi dai canini da vampiro e la scritta "Teradeath" in grande. Sembravano pesare un chilo l’uno.
"Non mi danno i soldi, lo vuoi capire? Quegli stronzi dei miei genitori non mi danno i soldi" – stava dicendo lui –
"E come mai non te li danno?"
"Perché sono andato male a scuola." – rispose lui facendo il broncio -
" E tu studia!"
"Tu non studi mai!"
"E’ vero, però vado bene a scuola"
"See, vai bene, e la nota che hai preso il penultimo giorno di scuola?"
"Che c’entra quella è una cosa disciplinare, i voti sono sufficienti. Eppoi lo sanno tutti che Cairati è un bastardo"
"Bè anche la mia è una cosa disciplinare, i prof sono stronzi e ce l’hanno con me per come mi vesto""Va bene, va bene, senti facciamo così. Fregalo a qualcuno, così non lo devi comprare"
"Fregarlo? Ma sei scema? E a chi lo frego un telefonino? Se ne accorgono e poi non potrei portarlo a scuola, se ne accorgerebbero subito."
"Senti, non lo so come fare ma io ce l’ho, e se non ne te ne procuri uno anche tu io non ci posso fare niente, troverò qualcun altro per fare il lavoro."
"Avevi detto che lo facevi con me!"
"E tu avevi detto che il telefonino che l’avresti avuto, che i tuoi te l’avevano promesso e che te l’avrebbero regalato per la promozione!"
"Ma mi hanno bocciato, lo vuoi capire?"
"Eh, lo capisco, lo capisco, manco di farti promuovere, sei capace"
"Vabbè ma scusa cosa importa, in fondo? Tera non le ha neanche finite, le scuole"
"Tu non sei Tera, scemo"
"Neanche tu!"
"Va bene" – disse lei cercando di calmarsi – "Va bene dài non litighiamo. Fammi vedere la cosa più cara che hai"
Cazzo, no!
Gliela chiedeva sempre, la cosa più cara, ed intendeva lo cosa fottutamente più costosa. Sapeva che resistere era inutile. Sollevò una manica mostrò un braccialetto d’argento massiccio, fregato alla madre. Sapeva anche che non sarebbe mai passata. Glielo fece vedere. Lei sapeva essere veramente stronza ed in più si aspettava che lui avesse una cosa nuova e cara ogni volta che si vedevano.
"Sarebbe questa, la cosa più cara che hai? Ma se non vale niente, mi senti? Niente!" – lei gli restituì il braccialetto – "sei proprio uno straccione, nessuno saprà mai chi sei. Almeno l’AK 47 l’hai provato?"
"Sì che l’ho provato, è molto forte il rinculo però lo riesco ad usare bene"
"Io ho provato l’esplosivo. Forte. Come in Blowing up the School, salteranno con il culo fino al soffitto. Ho fatto un buco in terra che ci stava dentro una macchina. Meno male che la cava di domenica è chiusa. Andiamo a fare un giro? Qui mi rompo." – era ancora nervosa ma forse la sfuriata era passata, bisognava stare attenti, adesso, per un nonnulla si poteva arrabbiare di nuovo.
"Va bene, facciamo due passi" – camminarono verso gli autoscontri "senti, ho saputo una cosa" – le disse d’improvviso -
"Che cosa?"
"Pare che a scuola metteranno dei cartelloni pubblicitari nuovi, il preside è riuscito a convincere la Nike a sponsorizzarci"
La ragazza si fece subito interessata. Le interessava qualsiasi cosa che riguardasse lo spettacolo, la comunicazione, l’impressionare gli altri. Qualsiasi cosa.
"Sembra che faranno delle foto e sceglieranno delle persone di noi"
"Come di noi?"
"Gente della scuola, studenti."
"Per fare cosa?"
"Per metterli sui manifesti. Lo studente felice, anche io bevo Coca Cola, roba così. Stanno cercando due ragazze e due ragazzi."
Lei lo guardò in viso, fermandosi.
"Secondo te io potrei andare bene?" chiese lei subito in ansia
"Bò, che ne so"
"Ti ho fatto una domanda!" la ragazzina era molto irritabile quando si trattava di finire su un poster che tutta la scuola avrebbe visto
"Mah, sì, penso di sì" – rispose lui incerto –
Lei stava zitta, e lui si impressionava sempre quando stava zitta, perché non ci stava mai. Più di quando s’imbestialiva come prima.
"Senti" – gli disse improvvisamente – "devo dirti una cosa anche io"
"Cosa?" - disse lui –
"La strage non la facciamo più"
"Come non la facciamo più?"
"Non la facciamo più e basta"
"Ma se ci tenevi tanto! Avevi detto che facevamo come Tera e che diventavamo famosi!"
"Senti, mi hai rotto. Tu sei troppo scarso, non ci diventi famoso. Secondo te senza il tuo cazzo di telefonino come gli telefonavamo a Tera? E ai giornali per l’intervista prima del suicidio? Lo sai che sei proprio una testa di cazzo? Adesso ho un’idea migliore, e non so neanche se parlartene o meno, tanto sono furiosa con te!"
"Eddài, non fare così, non ti arrabbiare!" - lui detestava quando lei si infuriava, specialmente se si infuriava con lui – "dai va bene, se non la vuoi fare più non la facciamo, d’accordo. Tutto quel tempo sprecato a cercare le ricette delle bombe e tutto… i mitragliatori, i detonatori… ma comunque non importa, dài, non la facciamo più, anche a me sembrava brutto ammazzare i professori e i genitori durante l’orario di ricevimento dei parenti, alla fine se li ammazzavamo tutti di noi chi parlava, se manco ci conoscevano, quelli rimasti vivi?"
"ora basta, piantala che non voglio più sentirti, ho deciso cosa è veramente importante, cazzo"
"Allora, cosa altro facciamo?".
Lei lo guardò. Poi gli puntò un dito addosso.
"Tu, non lo so, mai io sarò su quei cazzo di cartelloni".

 
Comments: Post a Comment

<< Home

ARCHIVES
January 2005 / February 2005 / March 2005 / April 2005 /


Powered by Blogger